john ronald reuel tolkien
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Alex Lewis
Una Radura nell'Ithilien
Una "Tolkien-inspired-fiction",
un romanzo inspirato a "Il Signore degli Anelli"
Prefazione di
Franco Manni
Traduzione di Roberto Di Scala
Illustrazioni di Ruth Lacon e
Lorenzo Daniele
Simonelli Editore
"Una Radura
nell’Ithilien" - osserva Franco Manni nella Prefazione - è un breve
romanzo scritto da un autore vivente, Alex Lewis, ma in qualche modo
scritto anche da un autore che vivente non è più , John Ronald Reuel
Tolkien. Siamo di fronte a una "Tolkien-inspired fiction": Lewis prende la
storia de "Il Signore degli Anelli" , vi immette una variazione su un
punto dell’intreccio (di cui dirò dopo) e ne trae le conseguenze logiche (
di logica letteraria).
Fu lo stesso
Tolkien a auspicare l’avvento dei "poeti ciclici". Nel 1951 scriveva a un
suo possibile editore:
"I cicli
dovrebbero essere collegati a un maestoso insieme, e purtuttavia lasciare
spazio per altre menti e altre mani".
Lewis non è il
solo ad avere raccolto l’auspicio di Tolkien, ma è la persona che lo ha
fatto con più costanza ed efficacia, non solo scrivendo "poemi ciclici"
tolkieniani in prima persona, ma anche stimolando tanti altri scrittori e
scrittrici a farlo , avendo fondato e dirigendo sin dal 1991 la vitale
rivista "Nigglings" che a questo scopo è dedicata.
Ma veniamo a
"Una radura nell’Ithilien". La struttura del romanzo è quella di una "Russian
Doll", per usare le parole dello stesso Lewis: al suo centro ha una storia
che segue i passi del "Signore degli Anelli" dall’Ithilien fino a Monte
fato, ma con eventi diversi, causati "a cascata" da un singolo e remoto e
molto minore evento del passato: l’avere Finduilas dato una sciarpa grigia
a Faramir e una blu a Boromir, quando i due fratelli erano bambini. Appena
prima del centro della "Russian Doll" c’è una visione elegiaca di una
Terra di Mezzo anche essa in parte diversa: a Imladris vediamo la tomba di
Bilbo, a Meduseld la tomba di Merry, a Minas Tirith la tomba di Pipino, e
nell’Ithilien la tomba di Frodo. Nella bambolina ancora precedente vediamo
un misterioso Vecchio parlare a due bambini hobbit figli di Merry e Pipino
e dire loro, con le parole di Gandalf: "le cose avrebbero potuto andare
diversamente".
La storia
centrale è appunto quel "diverso", e assai più triste , corso delle cose
che avrebbe potuto esserci.
Il messaggio di
Lewis è indirizzato ai bimbi hobbit annoiati e saputelli che incontrano il
misterioso viandante nella Vecchia Foresta, in seconda battuta a quei
bambini inglesi degli Anni Sessanta che incontrano il vecchio Tolkien a
Oxford. Ai primi dice che avrebbero potuto non essere nati. Ai secondi che
l’Inghilterra avrebbe potuto essere molto meno prospera e serena in quanto
avrebbe potuto essere dominata dal Terzo Reich e nessun "Signore degli
Anelli" avrebbe potuto essere pubblicato dall’antihitleriano Tolkien. A
noi lettori fa riflettere sul mistero della Storia e - se mai, per chi
crede - della Provvidenza.
Alex Lewis non è
solo un romanziere e un poeta, è anche un saggista acuto e filosofico. Nei
Proceedings del convegno oxoniense per il centenario della nascita di
Tolkien abbiamo già letto il suo scritto su "Historical Bias in the
Silmarillion", in cui dimostra come il "Quenta Silmarillion" sia stato
scritto dagli Elfi e dunque riempito dei loro pregiudizi etnocentrici.
Anche il romanzo che ora presentiamo al pubblico italiano evidenzia
l’interesse che Lewis ha per le dinamiche sofisticate e per nulla
immediate della Storia e della Storiografia.
Informazioni utili:
Simonelli Editore
srl - Via Statuto 10 - 20121 MILANO - tel. 02-29010507
www.simonel.com
ed@simonel.com
http://www.simonel.com/lewis.html
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