DEDICATO AI GIOCHI DI RUOLO D'ISPIRAZIONE TOLKIENIANA 

 

menù -->

gdr / download

tolkien

TAVERNA

rubriche

LA CREW

info

SOTTOmenù -->

LUOGHI DELLA TDM

SCHEDE DEI PG

NUOVE REGOLE

NUOVE TABELLE NUOVE PROFESSIONI VARIE

 

GDR

...:: LUOGHI DELLA TERRA DI MEZZO ::...

 

Ost in Edhil, la Fortezza degli Eldar

Di: Manuel aka “Ossian”

(ossian77@libero.it)

 

aggiornato il 9 luglio 2004


 

Introduzione.

1 – Gli inizi.

2 - Il primo regno di Galadriel e Celeborn.

3 - Dei Nani e della loro amicizia coi Noldor.

4 - Gli anni d’oro.

5 - L'importanza.

6 - La Gwaith-i-Mirdain.

7 - Il Signore dei Doni.

8 – La distruzione.

9 – La situazione di Ost-in-Edhil nella Terza Era.

abbreviazioni

Nomi

NOTE

 


 

NOTA PERSONALE

 

Come già è capitato per il saggio sulle armi, che tra l’altro presto subirà una revisione/aggiornamento con l’aiuto di Martino, è necessario premettere un paio di cose per chi si troverà questo breve saggio tra le mani. Il " Girsa Crew" è diventato, grazie a Geko soprattutto, un luogo di ritrovo per vari appassionati sia del gioco di ruolo fantasy e tolkieniano, sia di estimatori dell’opera di Tolkien. Alcuni di questi hanno un considerevole grado di preparazione, e potrebbero trovare molto di quello che sta scritto qui sotto una specie di scopiazzatura del modulo ICE frullata con estratti dai Racconti Incompiuti. Vi sono tuttavia molti appassionati della Terra di Mezzo che non hanno la voglia, o più spesso il tempo materiale, per immergersi in profonde letture. Altri potrebbero non possedere i libri utili, né sapere come procurarseli. Altri ancora, infine, potrebbero essersi accostati da poco alla lettura di Tolkien, e potrebbero avere ancora molti dubbi, svariati punti oscuri che sono, anche per chi mastica hobbit, nani ed elfi a pranzo e cena, spunto di riflessione anche ad anni di distanza; oppure potrebbero semplicemente trovare arduo reperire materiale per il GiRSA, ispirato a certe ambientazioni specifiche come Ost in Edhil o il sud della Terra di Mezzo, senza sapere dove andare a scovare il tale modulo o la tale descrizione geografica. A queste ultime categorie sono destinate le pagine che seguono, ma sia che siate freschi di visita ad Arda, sia che ormai abbiate fatto le pulci tra le sue torri sfavillanti e le sue foreste intricate, il mio augurio è comunque di buona lettura. Anche stavolta ogni critica, ogni segnalazione di castronerie di ogni entità, refusi ed omissioni, sarà accolta dal sottoscritto come una benedizione dei Valar (e delle Valier, per tutte le stelle!).

 


 

Introduzione

 

Ogni storia ha un inizio, in un dato luogo, in un dato momento dello scorrere del tempo. Il Signore degli Anelli parla appunto di colui che volle dominare, con l’Unico Anello (o Anello Dominante), quelli che indossavano gli anelli minori, ad esso vincolati. Ma da dove venivano questi fatati gioielli? Chi li creò? Per quali scopi? E quando fu forgiato l’Anello magico, che permetteva a chi lo indossava di fregiarsi del titolo altisonante di “Signore degli Anelli”? Tutte queste domande hanno le loro risposte negli albori della Seconda Era del Sole, in un luogo dalla bellezza antica ed incantata, noto come Agrifogliere.

 


 

1 – Gli inizi

 

Subito dopo la fine della Prima Era del Sole, la Terra di Mezzo era ancora sconvolta dai tremendi disastri causati dalla fine della Guerra d’Ira. Le roccaforti di Morgoth, ad ovest (Angband[1]) e ad est (Utumno[2]), erano state violate, scoperchiate e fatte collassare dalla furia dei Valar. Thangorodrim[3] era crollata e l’Anfauglith[4] non era più percorsa in lungo e in largo da schiere di demoni. Da questi luoghi, le creature malvagie sciamavano ovunque in cerca di un rifugio, mentre le armate dei biondi Vanyar, dei Noldor e dei Teleri facevano piazza pulita del nemico. Dagli inferni in terra creati dal nemico scappavano non solo lupi, orchi, pipistrelli, licantropi, spettri e vampiri, ma anche Balrog e demoni di potere, orrori innominabili che sparirono dalla vista dei più, infilandosi in profondi cunicoli e caverne, spesso rimanendovi intrappolati per millenni. Dai pozzi del male uscirono però anche molti prigionieri. Erano costoro sia della schiatta degli uomini, con ben poche speranze di resistere alle sevizie dei servi di Morgoth, che della schiatta degli Eldar, poiché Morgoth considerava schiavi tutti loro sin dalla nascita, e li considerava come una proprietà personale, da sfruttare in mille modi, non ultima la creazione degli orchi.

Potrà apparire fuori tema rispetto alla storia della fortezza degli Eldar in Eregion[5], ma è necessario ricordare in quale clima di ricostruzione/prostrazione si trovassero gli elfi che vennero ad abitarvi. Da una parte la fine del più lungo, disastroso e doloroso periodo della loro storia. La fine delle vecchie faide per il possesso dei Silmaril[6] o dei tesori di Nargothrond e Menegroth[7], la fine di mille privazioni, di continue fughe, del terrore di essere scoperti nei propri rifugi, stanati ed uccisi se non peggio. Sappiate infatti che le armate di Sauron nella Terza Era, seppur temibili, erano delle ridicole scolaresche in confronto alle truppe di Angband. Schiere di orchi e demoni talmente numerosi e potenti da costringere il fior fiore delle casate dei Noldor a darsi alla macchia. Brulicanti di Draghi e Balrog, lupi mannari e licantropi al posto della cavalleria, oltre a tutti gli altri Maia corrotti da Melkor, spiriti, spettri, fantasmi e demoni. Tra questi, vi era un certo Aulendil, meglio noto allora come Gorthaur.

Eppure, al rifiorire della speranza e dell’ottimismo si accompagnavano le dure lezioni del passato. Le più belle fortezze dei Noldor erano state rase al suolo, abbandonate, o sommerse dai flutti che avevano cancellato il Beleriand[8], lasciando a nord dei monti azzurri il Golfo di Luhun e le Nordiche Desolazioni. Gondolin[9] la Splendente, Menegroth, Eithel Sirion[10], Nargothrond e Vinyamar (Q. “Nuova Dimora”, ma è traduzione incerta), il Doriath[11], il fiordo di Drengist, le colline del Dorthonion (S. “Terra dei Pini”), l’Ossiriand (S. “Sette Fiumi”). In tutti questi luoghi gli Eldar avevano ammassato le ricchezze più splendenti, e tutte le avevano perse, saccheggiate dai draghi o dagli orchi. Ma più di tutto bruciava loro la perdita dei tre Silmaril. Quanto era costato caro il giuramento di Feanor, e fu un giuramento fatto invano, perse che furono le tre Pietre. A questo, si deve aggiungere la mai sopita brama di Valinor dei Noldor banditi dal reame beato, il loro orgoglio, la loro alterigia, e il loro incrollabile desiderio di ricreare in una terra mortale come Endor (S. “Terra di Mezzo”. Ebbene si, anche George Lucas ha letto Tolkien!) ciò che dovrebbe esistere solo in una terra imperitura come Valinor[12]. Tutti loro non avevano mai smesso di ricordare Tirion (Q. Grande Torre di Guardia”) splendere sul colle di Tuna (una verde collina eretta dai Valar nel Calacirya[13]), e ancora sapevano bene di essere i più benvoluti tra gli eletti, i preferiti dai Valar, i prescelti dal destino per portare a compimento il canto della creazione.

Ecco allora che molti secoli (in realtà ben poco tempo per i metri elfici) dopo l’inizio della Seconda Era, i Noldor elessero come loro patria la fiorente contrada dell’Agrifogliere, Hollin in Ovestron, Eregion in Sindarin. Fu per la precisione nel 700 S.E. che Galadriel e Celeborn, scampati alla rovina del Doriath, iniziarono ad insediarsi con le loro genti in Eregion.

Come era usanza degli elfi, fu costruita anche un’imponente e bellissima roccaforte che fungesse da capitale, la cui fondazione di tale città viene fatta risalire al 750 S.E., con la speranza (o la certezza, per le orgogliose menti dei Noldor) che avesse sorte migliore e più duratura delle precedenti città Elfiche. La nuova città non avrebbe dovuto solo eguagliare lo splendore di Gondolin e Tirion, ma anzi superarlo di molto, e durare, come gli elfi, per sempre. Il male era stato sconfitto, e nella loro cecità i Noldor pensavano che non sarebbe più ritornato (come si sbagliavano!). Eppure un sospetto latente nei loro cuori doveva pur esserci se decisero di chiamare la loro splendente città “Fortezza degli Eldar”, Ost-In-Edhil, appunto.

 


 

2 - Il primo regno di Galadriel e Celeborn

 

Ost In Edhil non è certo nata in un giorno. Come vedrete più avanti, si trattava di una città vera e propria, ispirata ad un grande tema unificante, con un progetto architettonico completo e coerente fin dall'inizio. Era grande, anche se non più di altre città dell’epoca, e debordante di arte e tecnologia sofisticatissima. Cose che nemmeno nel Beleriand si sognavano, frutto dell’altissimo livello tecnico ed estetico raggiunto dai Noldor. Per questo motivo, anche se indichiamo il 750 SE come data di fondazione, bisogna calcolare che molte vite umane prima, Celebrimbor e gli altri Noldor già la stavano pensando e disegnando, ne intessevano le magie con il territorio e, infine, la costruivano fisicamente. Per tempi incredibili (per un uomo) la confluenza dei fiumi Sirannon (“Rivo del Cancello”) e Glanduin (“Fiume Confinario”) è stata teatro di un enorme cantiere, con centinaia di operai silvani al lavoro, carpentieri sindar e i progettisti Noldor, tutti intenti a capire la terra, a divenire amici degli alberi e fratelli delle rocce e dei corsi d’acqua. Migliaia di tonnellate di pietre e metalli sono furono spostate in continuazione da argani potentissimi; vi erano tende e padiglioni colorati a perdita d’occhio, carri, cavalli e cavalieri che difendevano il proto insediamento da ogni possibile minaccia.

Parlando di minacce, al tempo Sauron era stato in un certo senso “dimenticato”, o così almeno sospettava Galadriel. Così come Melkor nei tempi della sua cattività, il mondo conosceva secoli di pace mentre il Nemico si riorganizzava altrove. Come si legge nei Racconti Incompiuti (pag. 320):

 

[…], siccome Sauron non aveva ancora un nome preciso e le sue attività non erano intese come frutto di un unico spirito maligno, principale servo di Melkor, Galadriel si rese conto dell’esistenza, nel mondo, di una perfida intenzione che sembrava promanare da una fonte più lontana ad est, al di là dell’Eriador e dei monti brumosi.

 

Non era certo il momento per abbassare la guardia e ripetere così i vecchi errori una volta di più.

 


 

3 - Dei Nani e della loro amicizia coi Noldor

 

Galadriel fu molto lungimirante a scegliere l’Eregion per edificare la città elfica. Era riparato dall'Est e dalla sua Ombra dall'intera catena dei Monti Brumosi, e, soprattutto, vi erano i Nani. Il popolo di Khazad Dum non era mai stato simpatico agli elfi, e in particolare a Celeborn. Questi li odiava quasi tutti, o al più provava per loro una radicata antipatia. I nani avevano avuto un ruolo importante nella caduta del Doriath, e avevano ucciso Elwë Thingol (parente dello stesso Celeborn) per riprendersi la collana Nauglamir e il Silmaril in essa incastonato. Eppure vi erano delle distinzioni da fare, come Galadriel ben sapeva, riguardanti i nani del Beleriand: essi abitavano i Monti Azzurri, in due roccaforti principali: Nogrod e Belegost[14].

L’assalto era stato portato solo dai nani di Nogrod, dispersi poi a Sarn Athrad (Silm. pp 293-296). Al contrario, i nani di Belegost si recarono a Khazad Dum ed ebbero ben poche responsabilità nella caduta del reame elfico. Galadriel tenne bene a mente soprattutto il valore dimostrato dai nani in battaglia più e più volte, l’odio feroce che nutrivano per gli orchi e i lupi, e le gesta di cui erano capaci se le cose si mettevano male, non ultimo il ferimento di Glaurung stesso ad opera di re Azaghâl.

Fu lungimirante Galadriel, perché seppe guardare ai nani di Khazad Dum con occhio da Generale. Erano i migliori guerrieri che potesse frapporre fra il suo regno e le ombre dell’Est. Sapeva anche che tale ombra altro non era che il residuo del male lasciato nella Terra di Mezzo da Morgoth, e che non vi sarebbe stata pace fino a quando tutti i popoli non si fossero uniti contro il Nemico “nei modi e nella misura loro propri  “ (R.I. p 321).

Vi era infine una sorta di “affinità elettiva” tra Galadriel e i nani. Lei infatti era una Noldor, e la mentalità creativa, curiosa e perspicace dei nani le risultava simpatica. I nani erano poi creature di Aule, e Galadriel era stata discepola sua e di Yavanna a Valinor, così come altri Noldor. Iniziò così una antica amicizia tra Eldar e Naugrim (S. <<popolo rachitico>>), destinata purtroppo a non durare in eterno. Già subito dopo la fondazione dell’Eregion, una schiera di sindar, guidati da re Thranduil, venne a stabilirsi nell’Agrifogliere. Questi sindar recavano con se i vecchi canti: il Lamento della Nauglamir[15], il sacco di Menegroth, il guado di Sarn. Questo raffreddò molto il calore dei nani verso Ost-in-Edhil, e gli scambi commerciali rallentarono progressivamente. I Noldor, che pure erano felici di avere con se i fratelli (o cugini) sindar e silvani, furono costretti ad ammettere che la vecchia armonia era stata infranta. Galadriel e Celeborn a consulto con Thranduil, fecero il punto della situazione, e chiesero, a malincuore, di lasciare quella contrada. Gli elfi di Thranduil, che avevano sempre mal sofferto il peso dell’autorità dei Noldor e che avrebbero davvero voluto un regno proprio, accettarono di buon grado il saggio consiglio. La schiera dei sindar lasciò l’Eregion, e valicò il Cancello Cornorosso, per stabilirsi nel futuro regno di Boscoverde il Grande. Questo fu preso come un grande segno di lealtà dalle genti naniche, ma la loro amicizia coi Noldor non tornò più quella di prima.   Se per tanti secoli Ost In Edhil e Khazad Dum si scambiarono materie prime e metalli (i nani, ad esempio, erano gli unici a saper produrre il fortissimo Adarcer e il flessibile Ogamur, prezioso per i complessi marchingegni usati dai Noldor), giunti al momento della verità, con le armate di Sauron ormai alle porte nel 1697 S.E., la Rocca dei Nani, il Nanosterro, chiuse le porte agli elfi lasciandoli al loro destino.

 


 

4 - Gli anni d’oro

 

Facciamo comunque un salto indietro, e torniamo ai tempi della prosperità, del commercio e dello scambio di doni e legazioni. Il regno elfico era ormai definitivamente stabilito e, come sempre accade con le opere degli eldar, l’armonia della città col paesaggio circostante era assoluta. Liberate le terre selvagge da mostri e creature ostili e riparati i danni causati dalle armate nemiche, gli elfi trasformarono l’intera regione in un piccolo paradiso. Già a molte leghe di distanza dalla città vera e propria vi erano colline ricoperte di grandi filari di viti e sparse un po’ ovunque vi erano piccole fattorie, gestite da comunità silvane costituite da più nuclei familiari aggregati. Esse si occupavano anche dei frutteti, vasti e rigogliosi, e dei campi di cereali: tutto ciò che serviva, insomma, al sostentamento della comunità elfica. Sempre nella campagna dell’Hollin, si trovavano tenute e ville di nobili Noldor, che desideravano potersi distaccare di tanto in tanto dalla vita della città. Famosissime tra tutte, la Telpemar* (S: Casa sulla collina degli Alberi d’Argento”), la villa di Galadriel e Celeborn, e la tenuta di Carnil*, il Vinaio.

La Telpemar, un vero gioiello di architettura, era situata a 160 km di strada a nord-nordest di Ost In Edhil. Una villa dall'aspetto insolitamente rustico e silvano, considerato chi ci viveva, simbolica del desiderio di Galadriel di rompere con il raffinato stile Noldor che imperava nei quartieri alti della città. Degno di menzione, alla Telpemar, è il giardino, curato personalmente dalla Dama finché si trattenne nell’Eregion. Si dice vi crescessero tutti i tipi di fiori e piante, in armonia ma senza costrizioni, e anche moltissime erbe medicamentose, delle quali la Dama aveva una perfetta conoscenza.

Un altro Noldor che amava spesso separarsi dal tran-tran (ammesso che esistesse un tran-tran in una roccaforte elfica) e dalle lotte politiche della Fortezza, era Carnil. Questi era nientemeno che un Noldor di Aman, ed aveva quindi una saggezza ed una conoscenza innate di tutte le cose viventi. Grazie anche all’esperienza di millenni sapeva farle crescere e prosperare quasi senza sforzo, curandole come un umano potrebbe curare un figlio o un fratello. Fu tra i fondatori dell’Eregion, e fece sempre parte del Consiglio della città. Suo figlio, Orrere*, divenne uno dei membri della Gwaith-i-Mirdain, e fu noto come gioielliere ed orafo, appassionato di pietre preziose dalle tinte fosche ed oscure come gli opali neri e sanguigni.

La tenuta di Carnil, che si trovava a una cinquantina di km dalla Fortezza, era costruita in legno e solida pietra. Sopravvisse, come la Telpemar, fino alla Terza Era, poiché nel 1800 T.E. fu convertita in monastero dai membri di un culto poco conosciuto.

Dicevamo che tutte queste tenute e fattorie producevano gran dovizia di beni. Su dei carri questi venivano tutti portati a Ost in Edhil per varie vie, che tutte confluivano nelle due strade principali di accesso, rivolte una ad ovest, diretta a Tharbad, e l’altra a Est, che serpeggiava lungo tutto l’Agrifogliere fino al cancello Est di Khazad Dum. Parleremo dopo del commercio di Ost In Edhil coi nani e con gli uomini; per ora cerchiamo di visualizzare la città come sarebbe apparsa al visitatore umano tanto fortunato da potervi giungere libero ed incolume.

 

Le vie d'accesso

All’interno della città vera e propria si poteva accedere, via terra, solo da due porte. La prima, volta a nord, era alla base della roccia, chiusa da cancelli di solido acciaio. Dava su un vasto complesso di stalle e rimesse, e da qui su una coppia di scale a chiocciola che salivano per otto livelli difensivi fino alla città di mezzo, la “Medhlarem*”, o “Città di mezzo”, cioè la “tolda” della nave. Alternativamente alle scale due sofisticati ascensori a contrappeso, gli “Ortani”, portavano gli ospiti su celermente ed in tutta sicurezza. 

La porta orientale, che dava sulla strada che portava a Khazad Dum, era assai simile alla porta settentrionale. Pianta rettangolare, i due ascensori e le due scale a chiocciola gemelle collegavano stavolta ben dodici livelli di torre difensiva. Da questa porta si usciva nella Galadhram* (“Città di Legno”), ovvero il “cassero di poppa”. Altrimenti si poteva accedere dal fiume Sirannon,  entrando dal piccolo porto (Pelondë *, “Rifugio Recintato”).

 

Il tema

Come detto sopra, già dall'inizio gli ingeneri Noldor avevano in mente un grande “tema” architettonico, ed uno stile con cui rappresentarlo. Pensarono e realizzarono la loro Fortezza come una gigantesca nave, che galleggiava nello specchio d’acqua alla confluenza tra i fiumi Sirannon e Glanduin. Come ogni veliero che si rispetti, aveva tre alberi, rappresentati da altrettante colonne poste in tre piazze della città e tra loro allineate. Queste avevano per nome “Mindolini”* (“Alte torri del cantico”). Erano torri campanarie esagonali, alte e strette rivestiti di marmo bianco e dotate anche di piccoli fari per aiutare la navigazione fluviale, oltre che di potenti telescopi per la vigilanza). Due delle torri erano alte 45 metri, mentre quella centrale, dotata anche di un ascensore interno, e costruita in un quartiere più basso, sfiorava i 90 metri; 160 sul livello del fiume sottostante! Vi erano anche un Castello e un Cassero di prua e di poppa, cioè due quartieri sopraelevati sul livello della “tolda”, ovvero il quartiere centrale. La base della costruzione della città era un’imponente formazione granitica, quasi un blocco unico di roccia durissima, appoggiato sulla riva del Sirannon.

Gli edifici all’interno erano tutti perfettamente armonizzati tra loro, senza sprechi di spazi, con tanto verde e giardini curati da elfi silvani. Ogni casa, dall'abitazione più umile alla bottega del vetraio alla locanda, era costruita con materiali solidi e colori appropriati alla funzione ed al contesto. Vi erano di certo delle eccezioni “eccentriche”, segno sia dell’estro Noldor che della loro notevole apertura mentale. Ad esempio la rustica villa di Aegnor* (“Fuoco Funesto”), uno dei tre custodi della Mirdaithrond, o la villa di Annatar, assai più simile ad un mausoleo che alla casa di un vivente. Le divisioni più nette erano osservabili nella divisione in quartieri (Telerim*, sing. Talarem “sezione piana della pianta”), tutti separati da muri di marmo, collegati da scalinate e costruiti a varie altezze. Grossomodo le case più belle, quelle dei nobili Noldor, adorne dei marmi più pregiati e dalle architetture più ardite e  sofisticate, stavano nella città alta (Ardhlarem*). I palazzi di rappresentanza, come la residenza di Galadriel e Celeborn, stavano invece ancora più in alto, nella Tirannun* (“Torre Occidentale”).

La Medhlarem comprendeva quasi tutti gli esercizi commerciali e i magazzini, anch’essi ricchi di vetrate a mosaico, snelle colonne e ampie finestre. Nella Galadhram invece, stavano le residenze di quasi tutti i sindar, silvani e teleri.

Ora che abbiamo dato un’occhiata, molto, molto sommaria, all’aspetto esteriore, ritorniamo alla storia della Fortezza, e inquadriamola con le azioni dei suoi protagonisti, nel bene o nel male.

 


 

5 - L'importanza

 

Le opere di Celebrimbor

Ost In Edhil è stata resa celebre dagli scritti di Tolkien fondamentalmente per la costruzione degli Anelli di Potere. Tale evento ha a sua volta le basi nella fondazione della Gwaith-i-Mirdain, ovvero il “popolo degli orafi”, ad opera di Celebrimbor (S. “Fabbro Mano d’Argento”). Questi era un Noldo di Nargothrond, un fabbro e un artigiano, nipote del grande Feanor, del quale aveva ereditato la straordinaria abilità nel creare oggetti di potenza e bellezza senza pari. Fu tra i fondatori dello stesso reame di Eregion e aveva, a detta di Galadriel stessa, un amore morboso per l’arte del “creare”, un amore quasi “nanico”, nonché un affetto inusitato per le sue, pur notevoli, creazioni. Ne aveva ben motivo, avendo creato tutti e tre gli anelli elfici, oltre, a quanto pare, ad una seconda Elessar (Pietra degli Elfi) da donare a Galadriel. Proprio sull’Elessar esiste un mistero riguardo l’effettiva identità del suo creatore e il numero esatto di queste magiche pietre (una o forse due). Lo si trova esposto con perizia nelle note di Christopher Tolkien ai Racconti Incompiuti[16]. Vi si accenna ad una pietra elfica fatta dall’orafo Enerdhil di Gondolin. Particolarmente affezionato a tutto ciò che cresceva ed era verde, Enerdhil tentò di creare qualcosa che avesse sia la lucentezza del sole sia il colore delle foglie. Tanto magnifica fu la sua opera che persino tra i noldor di allora (ed erano tutti o quasi esuli di Valinor) vi fu meraviglia. I poteri della pietra erano magnifici, come leggiamo nei R.I.

Si dice infatti che coloro i quali guardavano attraverso quella pietra vedessero cose inaridite o bruciate tornate sane o come se fossero nel fiore della giovinezza, e che le mani di chi l’avesse tenuta guarissero le ferite di quanti ne erano toccati.

 

Questa prima pietra si salvo dall’incendio di Gondolin poiché Idril, figlia di re Turgon, la portò con se e la usò per guarire molti degli sfuggiti all’ira d Morgoth. La passò poi al figlio Earendil, ma la pietra non restò molto a lungo nella Terra di Mezzo. Allorché Earendil salpò per cercare Valinor la portò con se, e non la si vide più. L’Elessar di Galadriel, che è quella che riguarda più direttamente la città di Ost in Edhil, potrebbe essere sia la stessa pietra, ritornata per vie misteriose, che una seconda pietra, forgiata da Celebrimbor per l’appunto,

 

sebbene quale delle due [ipotesi, nda] sia vera potrebbero stabilirlo solo quei saggi che ora sono scomparsi[17].

 

Potrebbe essere stato Gandalf in persona, al suo arrivo nella Terra di Mezzo, a portare con se l’Elessar di Idril. Ne avrebbe fatto dono a Galadriel da parte di Yavanna, poiché aveva percepito in lei l’ardente desiderio di fermare il decadimento delle cose belle della Terra di Mezzo, premettendo che la pietra elfica non sarebbe stata sua per sempre, e che un giorno avrebbe dovuto donarlo ad altri (ovverosia Arwen e poi Aragorn).

Un’altra versione coinvolge più direttamente i fabbri dell’Eregion, e parla di una visita fatta da Galadriel a Celebrimbor molto prima della venuta di Annatar. Anche qui, una Galadriel triste e malinconica per il fato di Endor si rivolgeva a Celebrimbor con tono triste e sconsolato, chiedendo alberi immortali e ed erbe imperiture, ma non a Valinor, dove Galadriel non sarebbe stata che una delle molte noldor, bensì qui nella Terra di Mezzo, nella SUA Terra di Mezzo, dove sarebbe stata ancora per un po’ la più potente. Il richiamo dello stesso Celebrimbor, in questo brano, a Enerdhil di Gondolin, è suggestivo e fa pensare che il fabbro noldo fosse anche lui tra quelli di Gondolin, anziché di Nargothrond. A questo punto, oltre alla dichiarazione d’amore di Celebrimbor (prendete nota e imparate!), troviamo anche la prova che l’Elessar di Aragorn può essere stata fatta nell’Eregion, anziché a Gondolin.

(Galadriel)“Deve dunque la Terra di Mezzo decadere e perire per sempre?”.

“Tale è il suo destino, penso” replicò Celebrimbor. “Ma tu sai che io ti amo (sebbene tu ti sia volta a Celeborn degli alberi) e per quest’amore farò quanto posso, se per grazia della mia arte il tuo dolore può essere alleviato[18]”.

 

Le differenze tra le due pietre stavano nella maggior ingegnosità e luminosità della pietra di Celebrimbor, che però aveva meno potere di quella di Enerdhil, essendosi questa accesa nei giorni della giovinezza del sole. In tanti millenni lo splendore dell’astro dorato si era evidentemente affievolito per via dell’ombra gettata da Morgoth prima del suo esilio nel vuoto. L’Elessar rimase con Galadriel fino a che non pervenne in possesso di Nenya, l’anello d’acqua. Allora Galadriel, ritenendo di non avere più bisogno della gemma, ne fece dono a sua figlia Celebrian, tramite la quale pervenne ad Arwen e poi ad Aragorn. Un’ultima versione, infine, viene esposta da Christopher Tolkien, e vede Celebrimbor come artefice di entrambe le pietre, in ere diverse, prima a Gondolin e poi ad Ost in Edhil, e non fa menzione alcuna di Enerdhil il fabbro. Di certo sappiamo che l’Elessar era libera dall’influenza dell’Unico Anello, essendo stata fatta in tempi in cui Sauron non si era ancora manifestato. Questo ci da di che pensare, se non altro perché insinua il sospetto che non fossero solo gli anelli ad essere potenzialmente pericolosi e soggetti alla volontà di Sauron, ma tutte le opere degli elfi della Mirdaithrond forgiate con la sua collaborazione, e quindi anche armature, armi, altri gioielli magici e quant’altro vi può venire in mente di far trovare ai vostri personaggi.

Tra le altre sue altre opere, specchi magici che permettevano di vedere luoghi e tempi lontani (simili, per principio, al magico specchio di Galadriel), smeraldi e opere in argento e mithril, cotte, elmi, scudi e spade, oltre ad una serie di anelli elfici “minori”, quasi delle prove di studio se confrontati con i Tre o con l’Unico, eppure assai potenti e pericolosi per un mortale, e nient’affatto immuni alla dominazione dell’Anello di Sauron. Celebrimbor aveva anche un altro amore, grande quanto la sua passione per le pietre preziose, ed era Galadriel stessa. Sapendo bene che il suo amore non sarebbe mai stato corrisposto, si gettò con inesauribile fervore creativo sul suo lavoro, rinchiudendosi anche per giorni interi nei suoi laboratori, riversando la sua arte in opere perfette o quasi. Se è in effetti vero che le opere dei Noldor sfidavano la bellezza di Valinor, ad esse mancava pur sempre qualcosa per raggiungere l’apice assoluto, e questo qualcosa poteva venire solo da Valinor stessa, nelle spoglie di un Maia di Aule decaduto ormai da secoli e del quale si era persa traccia ai tempi della caduta di Morgoth. Questo Maia era stato appunto il primo luogotenente dell’Oscuro Nemico, il capitano della sua armata di Lupi e Licantropi: Sauron, o Thauron, noto anche come GorThauron e GorSauron, che in elfico vuol dire “Oscuro Terrore”.

E’ ironico notare come, dopo diversi millenni, di nuovo una creatura di Valinor tentasse di portare sull’orlo dell’autodistruzione lo stesso popolo che Morgoth aveva rovinato nella Prima Era. Allo stesso tempo è facile pensare ai punti di contatto tra i personaggi di Feanor e Celebrimbor. Nella Prima Era, fu il peccato di orgoglio di Feanor, creatore delle Palantìr ma soprattutto dei Silmaril, a portare gli eldar sull’orlo della distruzione, scatenando un conflitto di proporzioni ciclopiche, costato secoli di guerre e stragi, nonché il bando per quanti avevano levato la spada sui loro fratelli ad Alqualondë e la rovina dei più bei reami elfici della Terra di Mezzo. Distrutti gli alberi dei Valar, tutto ciò che restava della loro luce stava nei Silmaril (e nella chioma di Galadriel), e ciò scatenò la cupidigia di Melkor. Feanor, concependo un amore morboso per le sue creazioni, le reputò la prova materiale che gli elfi potevano raggiungere il livello dei Valar nelle loro opere, e reputava solo se sesso ed i suoi discendenti degni di possederle.

Se Melkor non fosse mai caduto in disgrazia, forse non avrebbe irretito uno dei maiar di Aulë, Annatar, e la Terra di Mezzo non avrebbe avuto nessuno oscuro sire da affrontare. Ma anche in caso contrario, se il nipote dello stesso Feanor non avesse lo stesso peccato del nonno, creando gli anelli del potere, Sauron non avrebbe mai ottenuto la conoscenza e la tecnica per forgiare quel talismano che gli avrebbe permesso di estendere la sua ombra sull’intera Terra di Mezzo: l’Unico Anello.

 


 

6 - La Gwaith-i-Mirdain

 

Molto prima dell’arrivo di Sauron, verso il 1200 S.E., la corporazione degli orafi era stata edificata in vista delle mura di Ost In Edhil. Il suo nome era “Mirdaithrond”, ovvero “Le aule degli orafi”, ed era un luogo bello ed aggraziato, pieno di giardini e fontane, dalle bianche mura, situato all’esterno della città stessa dal lato di Khazad Dum. Esternamente, ripeteva il motivo a pianta triangolare comune alla città, con cortili sfalsati, a tre lati, scomposti su vari livelli e compenetrati uno nell’altro, collegati da scale, scalette e rampe inclinate. Eppure l’aspetto elegante non doveva trarre in inganno. La corporazione degli orafi era costruita per resistere ad un assedio, e al suo interno erano custodite le armature più solide e le lame più acuminate mai brandite dagli elfi. I Noldor fabbri erano sempre pronti ad impugnarle per difendere il loro regno ed i loro tesori, e molti di loro erano, oltre che artigiani eccelsi, anche guerrieri temibili e coraggiosi.

Al di sotto della parte visibile della corporazione, si estendeva un sistema di sotterranei a vari livelli, collegati tra loro da un tunnel verticale dotato di tre ascensori. L’ultimo di questi livelli, detti Aule dei Fabbri, giungeva sino all’altezza del suolo, ed era in contatto con un braccio sotterraneo del Sirannon, il Rivo del Cancello. Da una banchina protetta, gli elfi caricavano e scaricavano pesanti casse di materiale.  Anche la pianta di questi livelli riprendeva le infinite ripetizioni di triangoli ed esagoni, e pur essendo un luogo sotterraneo, era stato reso più splendente e luminoso di un palazzo imperiale. Non vi erano se non pochissime fucine nel senso classico del termine, come possiamo immaginarle noi o come le immaginerebbe un nano. Gli elfi erano difatti rinomati per saper combinare un’estrema funzionalità e praticità ad un senso estetico ed artistico sviluppatissimo. I loro martelli da forgia avevano le impugnature filigranate, i pavimenti delle aree non di servizio erano rivestiti di marmi e adorni di fregi dorati ed argentati. Quanto alla magia, sappiamo bene come funzionava presso gli elfi, e come sapessero trasporla persino negli oggetti di uso quotidiano. In essi gli Eldar mettevano l’amore per tutte le cose che adoravano: la terra, il cielo, le acque dei fiumi e dei mari, la pioggia, gli alberi, le rocce, il vento, le foglie e i fiori. Ecco quindi che anche nella Gwaith-i-Mirdain potenti “magie” (ma come tali le intenderebbe solo un mortale) venivano infuse nei pavimenti, che riflettevano il cielo di maggio, nei soffitti, che riproducevano il volgere eterno delle costellazioni, nelle porte, forgiate in cristalli invincibili e colorate come i tramonti di mille terre lontane, negli oggetti di arredamento così come nelle divise dei fabbri o nelle maniglie delle porte o ancora nelle incudini e nei crogioli: tutto era trapuntato di stelle sfavillanti. E si che queste creazioni avevano dei “poteri”, ma per gli Eldar erano semplice frutto di arte e maestria, non di artificio, formula magica o malizia, ed erano volte a rendere il loro lavoro meno duro, se non addirittura piacevole, così che per gli instancabili fabbri dell’Eregion battere il ferro sull’incudine non fosse dissimile dal cantare o dalla danza o dal coltivare le viti.

Vi erano però delle caratteristiche prettamente “magiche” persino per gli elfi, nella Gwaith-i-Mirdain: si trattava delle sentinelle silenti*. Furono queste una innovazione successiva all’arrivo di Annatar, e da lui stesso furono ispirate. Erano delle coppie di statue di elfi, alte ed imponenti, poste a guardia di certe porte particolarmente importanti, quali gli ingressi alle armerie e i depositi del mithril e del galvorn. Per chi non apparteneva alla corporazione, ovvero non ne indossava i sacri paramenti, varcare quelle soglie voleva dire destare l’attenzione delle sentinelle. La loro reazione era di allarme e una mente debole avrebbe rischiato grosso subendone l’attacco mentale, da un senso di banale spaesamento, all’amnesia, fino al lavaggio del cervello, in grado di lasciarlo come un idiota balbuziente per sempre, se non addirittura di ucciderlo. Va da se che un simile attacco, decisamente aggressivo, era in parte estraneo alla natura gentile degli elfi (ma nessuno dice che TUTTI gli elfi siano gentili, vedi Eol e Thingol, per non parlare dei Figli di Feanor). Un simile progetto, nei secoli futuri, avrebbe visto la luce in scala enormemente maggiorata, al passo di Cirith Ungol: le Sentinelle Silenti destate da Frodo e Sam al loro ingresso in Mordor. Sembra quasi scontato supporre che anche Carn Dum, Dol Guldur, Durthang e il Morannon[19] (dopo l’occupazione), così come Barad Dur, brulicassero di simili guardiani magici.

Tanta era la loro scienza che gli elfi avevano ripreso e perfezionato tecniche antichissime. Sapevano lavorare cristalli magici di Laen, gli stessi di cui era costruita l’indistruttibile Orthanc, per foggiarli in armi e corazze invincibili, raffreddandoli con fuochi stregati e fucine fatate, e modellandoli in punte e lame. Allo stesso modo conoscevano il segreto dei fuochi dell’Essenza, capaci di fondere ogni metallo. Giù, in profondità, nei livelli sotterranei della Mirdaithrond, si celavano macchinari in grado di ricreare con scienza e magia le enormi pressioni esercitate dalla terra, e di creare così in breve tempo gemme sfavillanti, da tagliare ed incastonare. Inventarono anche nuove e mirabili leghe, come l’Ithildin (S. <<stella-luna>>), che

 

 riflette solo i raggi di luna e di stelle, e dorme si quando non sente il tocco di chi pronunzia parole ormai da tempo obliate nella Terra di Mezzo.

 

(Gandalf, in S.d.A. cap. IV, pag. 382). Perfino l’Eog ed il Galvorn, metalli e leghe che non erano tratti dal suolo ma avevano origine celeste, venivano impiegati dai fabbri elfici, i primi dai tempi di Eol, l’elfo scuro costruttore di Anglachel/Gurthang ed Anguiriel, le due lame in assoluto più potenti della storia, più di Narsil fatta da Telchar o dell’Aranruth brandita da Thingol[20].

A proposito dello Ithildin, varrà la pena di ricordare come questo metallo sia stato usato da Celebrimbor per incidere i “caratteri feanoriani secondo la maniera del Beleriand” (ivi, pag. 383) sul cancello occidentale di Khazad Dum. La Compagnia dell’Anello, difatti, non vide le scritte se non nel momento in cui la luce della luna le sfiorò. Diceva la scritta:

Ennyn Durin aran Moria

Pedo mellon, a minno

Im, Narvi, hain echant,

Celebrimbor o Eregion teithant i thiw hin

Ovvero:

Le porte di Durin, signore di Moria.

Dite, amici, ed entrate.

Io, Narvi, le feci,

Celebrimbor dell’Agrifogliere tracciò questi segni.

           

Dopo questo excursus sui tempi felici della Gwaith-i-Mirdain, è ora di rompere gli indugi e di giungere al momento fatidico, quel momento che emoziona i lettori delle opere del Maestro e li riempie di un senso di amarezza per una minaccia incombente. Dopo aver gustato della bellezza e della purezza per tanto tempo, ed essersi affezionati ai gioielli, alle fontane e ai canti nei giardini, è tempo di parlare di come la corruzione bussò alle porte dei Mirdain, e di come questi, accecati dalla loro brama di sapere, gliele spalancassero.

Abbiamo già visto come la brama di creare opere perfette come i Silmaril non avesse mai abbandonato i Noldor, nemmeno dopo tanti secoli. Come detto però, i Silmaril erano frutto di Valinor, creati da Feanor, elfo che aveva avuto modo di contemplare l’immagine vivente della bellezza negli alberi sacri: Telperion e Laurelin. Suo nipote Celebrimbor non aveva tanti esempi a cui rifarsi, salvo la bellezza radiosa di Galadriel. La sua chioma dorata si dice infatti ricordasse lo splendore di Laurelin, e nei suoi occhi si leggeva la storia del mondo; vi erano inoltre altri elfi di Valinor, tra cui Fendome* (uno dei tre Grandi Maestri Fabbri della Gwaith-i-Mirdain assieme ad Aegnor[21] e a Celebrimbor stesso) e Carnil, ma qualcosa mancava per poter raggiungere la perfezione assoluta.

Tolkien ci insegna, con la storia di Ost-in-Edhil, che la caduta è annunciata sempre da un peccato di orgoglio. Chi primeggia per doni elettivi, ma non si accontenta mai, è impaziente e forza la mano alla natura e al canto della creazione, presto o tardi, subisce il castigo di Eru e dei Valar. La storia di Arda ne è costellata. Da Melkor, primo tra i Valar, che decise che poteva ben migliorare il Canto della Creazione (Ainulindalë) senza l’aiuto di Eru, ai Gondolinrim, sino ai Fabbri di Eregion.

Le loro intenzioni, ovviamente, erano buone in linea di principio. Le loro creazioni erano volte a proteggere, curare, rinfrancare gli spiriti e a rendere la terra un luogo migliore. Il loro errore fu accettare l’aiuto dell’unico essere in grado di far loro raggiungere la perfezione assoluta: un Maia di Aule, Aulendil, ovverosia Sauron.

 


 

7 - Il Signore dei Doni

 

Difficile dire quale fosse esattamente la natura di Sauron al tempo in cui si presentò alle porte dei fabbri di Eregion. Sappiamo che si era già visto opporre un secco rifiuto da Gil-Galad, e che quindi qualcosa di oscuro sotto il suo sembiante angelico ci doveva pur essere. Ulteriore prova ce la da la reticenza mostrata da Galadriel stessa a dare confidenza a questo strano personaggio. Entrambi avevano dimorato a Valinor, ed è quindi molto probabile che la luce di Aman nei loro cuori li stesse mettendo in guardia, in qualche modo. Di certo non potevano sapere di aver davanti l’ex luogotenente più fidato di Morgoth, eppure dopo la Guerra d’Ira e dopo aver parlato con Eonwë, Sauron poteva davvero essersi pentito, e le sue intenzioni non essere del tutto malvagie. Infatti non si presentò col suo “nome di battaglia”, bensì con i nomi che doveva aver portato, un tempo, a Valinor: Aulendil, il Servo di Aulë, ma anche Artano, l’Alto Fabbro, e Annatar, il Signore dei Doni, badando bene di nascondere la sua natura di Maia agli Eldar, che però sospettarono qualcosa da subito. L’aspetto terreno di Annatar (il suo fana) infatti, era quello di un elfo Vanyar, alto come e più di un Noldor, ma dai capelli lunghi e dorati, e gli occhi grigio-azzurri. Un Vanyar nella Terra di Mezzo era un elemento quantomeno inquietante per un elfo, eppure ad Annatar le porte di Ost-in-Edhil In Edhil non furono chiuse, anzi. Galadriel e Celeborn, difatti, non avevano certo un potere assoluto sulla città. In quanto elfi di altissimo lignaggio e di grande coraggio e saggezza, potevano dirigere il corso degli eventi, ma l’influenza dei fabbri della Gwaith-i-Mirdain era almeno altrettanto forte. Furono loro stessi a far entrare questo Cavallo di Troia entro le loro mura.

Annatar si costruì una casa nella città Alta, e gli furono assegnati dei servitori silvani. Per anni ed anni si costruì una posizione di influenza e prestigio, entro la Gilda degli orafi e dei fabbri, e Celebrimbor stesso, anno dopo anno, pendeva sempre più dalle sue labbra. Lentamente, ma inesorabilmente, il seme della zizzania piantato da Annatar cominciò a germogliare, e le tensioni tra le varie fazioni si acuirono. In particolare, Annatar vedeva in Galadriel la minaccia più grande al suo potere. La Noldor sembrava del tutto immune ai suoi poteri di malizia, e Annatar non riusciva a sondarne l’animo e il cuore in alcun modo. Era anzi restio anche solo a tentare poiché temeva che la Dama se ne avvedesse e prendesse della contromisure. Seppe però far leva in altri punti, il Signore dei Doni, in particolare sulla sete di conoscenza e sull’orgoglio di Celebrimbor, che non solo era un Noldor, ma anche un discendente di Fëanor. I discendenti di Fëanor avevano sempre provato una certa antipatia per i discendenti di Indis, la Vanyar che aveva sposato Finwë dopo che la sua prima moglie (Miriel) era morta dando alla luce Fëanor. Il dubbio rose l’animo di Celebrimbor per lunghissimi anni, dato che in fondo era follemente innamorato di Galadriel e ne aveva comunque una stima che sfiorava la venerazione. Eppure molti altri fabbri ascoltarono le parole di Annatar. Questi prometteva loro abilità incredibili, che avrebbero loro permesso di raggiungere livelli di maestria impensabili. Prometteva di fornire da subito questi poteri e per i Noldor, notoriamente impazienti, questo era più che abbastanza per prestargli ascolto. Fu così che, meno di 200 anni dopo il suo arrivo, Annatar fece insorgere i Noldor contro il governo di Galadriel e Celeborn. La ribellione fu fortunatamente incruenta, e la fazione di Galadriel, piuttosto numerosa invero, abbandonò incolume la fortezza degli eldar. Galadriel attraversò Khazad Dum seguita da molti Noldor, percorrendo la mitica Strada dei Nani, ed accettò di proteggere e guidare la contrada di Lorinand, che da allora divenne nota come Lorien. Celeborn, al contrario, si rifiutò di entrare nel regno dei nani, e rimase nell’Eregion, nella Telpemar, ancora per molti anni, ma senza più prendere parte alla vita politica della città.

Occorsero altri 100-150 anni perché gli elfi e Annatar si scambiassero tutte le conoscenze che era possibile condividere. Fu così che, nel 1500 della S.E., la costruzione più importante della Gwaith-i-Mirdain ebbe inizio. Convinti di operare per il solo bene del mondo, i Noldor, sotto la supervisione di Annatar, si diedero a forgiare gli Anelli del Potere. Le più alte e potenti delle loro creazioni, ineguagliate nei secoli a venire. Questi anelli erano tutti costruiti con le più nobili intenzioni, ed erano volti ad aiutare chi li indossava così come i suoi alleati. La loro natura divenne (almeno in parte) malvagia, solo dopo che Sauron esercitò su di loro il suo nefasto influsso. Tutti erano bellissimi, con una pietra preziosa incastonata ed una forma perfetta. Queste opere potevano essere il frutto solo della combinazione dei poteri dei più alti fabbri Noldor con le conoscenze trascendenti di un Ainur. Eppure, mentre Annatar rivelava parte del suo sapere agli elfi, molti di più erano i segreti che carpiva, grazie ai suoi poteri, dalle menti dei fabbri, sempre a loro insaputa. Giorno dopo giorno, Annatar ci metteva del suo nella costruzione degli Anelli, e li vincolava sempre di più alla volontà. Diciamo, per capirci, che mentre venivano progettati e poi realizzati, Annatar si segnava le “parole d’ordine”, per poter poi entrare nei cuori dei Portatori degli Anelli, in futuro, una volta compiuta l’ultima mossa del suo piano.

Se è infatti vero che Annatar non era del tutto malvagio, è altrettanto vero che intendeva dominare tutti gli elfi e gli uomini, e dettar loro legge. Mise così in cantiere la sua opera più grande, l’Anello Dominante. Molti segreti erano stati strappati da Sauron a Celebrimbor, ma non quello dei magici “fuochi dell’essenza”. Di questo segreto erano a parte solo Aegnor e Celebrimbor stesso, e non lo rivelarono mai. Di conseguenza, nel 1580 S.E., Sauron fu costretto a ricorrere a mezzi più drastici e violenti. Si recò a Mordor e nel fuoco dell’Orodruin iniziò la costruzione dell’Unico Anello. Negli anni successivi Celebrimbor terminò per conto suo la costruzione dei Tre (i Sette ed i Nove, così come molti altri anelli minori erano già stati completati). Questi ultimi risultarono dunque liberi dalla presa di Annatar, eppur legati al destino dell’Unico Anello come tutti gli altri, e di tutti gli anelli furono anche i più potenti, perché creati in base alla natura degli elfi. Nenya, l’anello di adamante, aveva una bellezza pura come il cristallo, ed era l’anello delle acque, che aveva poteri di occultamento e mascheramento. La sua barriera non poteva essere penetrata nemmeno dall'occhio più potente, persino se aiutato da un Palantir. Vilya, la cui pietra era uno zaffiro puro come il colore del cielo, era l’anello dell’aria. Narya, l’anello del fuoco, era un anello di oro purissimo con un grande rubino incastonato. Era l’anello più incline all’azione diretta, che sorregge i cuori e li incita alla vittoria, l’anello che sostiene chi lo porta nel momento del bisogno e dà la forza di affrontare le avversità. Fu proprio Narya a finire nelle mani di Gandalf, molti secoli dopo, e gli fu di grande aiuto nelle perigliose imprese che riuscì a portare a termine. Anche se un confronto tra i tre non è possibile,  tanto erano diversi i loro poteri, possiamo dire che Vilya avesse la “carica magica” maggiore. Era l’anello della cura, che ripara e ricostruisce, ma poteva compiere anche altri prodigi nelle mani giuste. Il nome più illustre ad esso collegato è quello di Elrond il mezz’elfo, che lo usò  per il bene della Valle di Gran Burrone. Ognuno di questi anelli, infatti, esaltava le virtù e la forza della terra dove si trovava. Se già nei luoghi elfici il tempo ha un corso differente, più lento, la presenza degli anelli al dito di grandi signori degli Eldar rendeva questi luoghi dei casi a parte, dove gli anni non pesavano nemmeno sulle spalle degli uomini, dove la natura era fedele ed obbediente ai loro portatori, come le nebbie intorno a Lorien, o le acque del fiume Rombirivio (Bruinen, Loudwater), pronte a destarsi e a sbarrare la via al semplice comando di Elrond.

Prima di passare oltre, varrà la pena ricordare qualcosa sull’episodio di Narya, intimamente collegato con la venuta degli Istari nella Terra di Mezzo, verso l’anno 1000 della Terza Era. Dei membri di quest’ordine (l’Ered Istarion, o “ordine degli stregoni[22]” in quenya. Laddove in sindarin è ithron, pl. ithryn),  i numero esatto è solo ipotizzabile. Si pensa che fossero cinque, e i Valar li mandarono nella Terra di Mezzo con spoglie umane. Non solo umane, ma di persone anziane, o deboli e dimesse, di modo che non potessero levarsi in potenza come splendenti signori dell’Ovest e regnare sugli uomini e gli elfi che avrebbero dovuto aiutare, ma affinché li consigliassero e persuadessero ad agire con saggezza. Potevano persino invecchiare, sebbene non per il passare degli anni ma per l’accumularsi delle preoccupazioni, degli affanni  e all’aumentare della saggezza e del potere acquisiti con l’esperienza ed i viaggi. Il primo (e per un pezzo l’unico) ad essere a conoscenza del loro arrivo e della loro vera identità fu proprio Cirdan, Guardiano del Terzo Anello (Narya) e signore di Mithlond (“porti grigi”).

L’ultimo dei cinque a giungere era anche il più umile a vedersi. Più basso, dai capelli grigi così come il suo vestito, camminava appoggiandosi ad un nodoso bastone.

 

Ma Cirdan fin dai loro primi incontri ai Porti Grigi indovinò in lui il massimo spirito e il più sapiente; e lo accolse con reverenza e gli affidò il Terzo Anello, Narya il Rosso[23] […] per accendere tutti i cuori al coraggio.

 

Cirdan si sentiva evidentemente solo un custode temporaneo dell’anello e non un portatore vero e proprio. Reputando che tutto il potere di Narya fosse sprecato sulle coste occidentali, ove era rimasto a lungo “ozioso[24]”, si decise a darlo al Messaggero Grigio. La cosa, purtroppo, non restò ignota al Messaggero Bianco, il primo a giungere su Endor, e nella forma più maestosa. Fu allora che nacque la malevolenza nascosta che questi, poi noto come Saruman, concepì verso il Messaggero Grigio, poi noto come Gandalf.

Tornando alla storia della città di Ost in Edhil, le voci della costruzione degli anelli del potere erano nel frattempo giunte sino a Khazad Dum, e la cosa insospettì molto Durin III, il quale mandò delle delegazioni ad Ost-in-Edhil. Celebrimbor, che desiderava comunque avere in Durin III un alleato, gli fece dono del primo e più potente dei 7 Anelli. La cosa non poteva che dar gioia ad Annatar, che così contava di estendere la sua influenza anche a Khazad Dum, un giorno.

Nel 1600 (ben 20 anni di lavoro!) Annatar completò la costruzione dell’Unico. Già pregustava il momento in cui lo avrebbe infilato al dito, soggiogando le menti di colore che indossavano gli altri Anelli. Ma s’ingannava, poiché in quello stesso momento Celebrimbor comprese il suo errore e ordinò che gli Anelli non venissero usati. Inoltre, Durin III, pur rifiutandosi di togliersi l’anello dal dito, non era sotto il controllo di Sauron, poiché la volontà dei nani è indomita e sono difficili da controllare. Se nessuno teneva indosso gli Anelli, Annatar non li poteva controllare, e questo fece montare in lui una collera furiosa, che fece cadere anche gli ultimi brandelli dell’angelica maschera che aveva indossato (non per niente Aragorn II, nel film a Brea, lo chiama “Sauron l’Ingannatore”), ed assunse la sua vecchia identità: Sauron, l’Oscuro Sire di Mordor.

 


 

8 – La distruzione

 

Fu così che Celebrimbor, colto dal rimorso, fuggì a Lorien a chiedere consiglio a Galadriel. La Noldo, pur non ricambiando l’amore di Celebrimbor, gli era sinceramente affezionata e provava una gran pena per lui, oltre ad un senso di pericolo crescente per la potenza acquisita da Sauron. Nella sua saggezza Galadriel prevedeva che sarebbe presto giunta una lunga oscurità, e che un degno erede di Morgoth era sorto in Mordor. Nuove e cruente battaglie si prospettavano all’orizzonte, ed ancora una volta, come nella Prima Era, gli elfi si barricarono nelle loro dimore celate, in attesa della Nera Marea.

Seguendo il consiglio di Galadriel, Celeborn tornò a Ost-in-Edhil, lasciandole Nenya, l’anello dell’acqua, che cela e protegge, anche noto come “Anello Bianco”. Grazie all’anello il potere di Lorien divenne grande nella Terza Era, sebbene tale potere avesse degli imprevisti effetti collaterali persino su Galadriel,. Rinnovando in lei “l’attutito desiderio per il mare e per il ritorno all’ovest, con conseguente diminuzione del piacere che ricavava dalla Terra di Mezzo[25]”. Gli altri anelli furono prudentemente nascosti e non furono usati. Alla richiesta di Sauron di restituirli, fu opposto n secco rifiuto.

A Sauron occorreva tempo per ammassare armi e orchi, e attese fino al 1693 (immaginate 90 anni di attesa, cosa sono per un mortale!). La guerra era dunque iniziata, e finché l’Eriador era percorribile, Celebrimbor si affrettò ad inviare gli altri due anelli elfici (Narya, del fuoco, e Vilya, dell’aria) a nord, da Gil Galad a Lindon[26]. Solo quattro anni dopo, Ost-in-Edhil viene cinta d’assedio. E’ molto difficile immaginare quanto dovesse essere vasta la schiera di Mordor. Dalla descrizione della città che abbiamo fatta poc’anzi, verrebbe da pensare che la città fosse assolutamente inespugnabile, a meno di non avere intere schiere di draghi e balrog come a Gondolin. E non vi furono traditori come Maeglin, figlio di Eol, né l’armata Nera colse gli elfi alla sprovvista, o durante qualche festa. Furono annunciati, nel lungo percorso da Mordor, da indicibili devastazioni della terra, e infine dilagarono intorno alla Fortezza elfica. Prima che la città fosse cinta d’assedio, gli elfi combatterono contro Sauron in ogni valle, burrone, crepaccio e pianura dell’Eregion, arrivando a respingere con le loro sortite le forze di Sauron. Ma fu una vittoria di brevissima durata, e i seguito furono tagliati fuori dalla città vera e propria dalla disparità numerica con il nemico. Punto di forza delle armate di Sauron, oltre al numero schiacciante e alla ferocia dei suoi componenti, il fatto che non smettevano mai di combattere. Se di giorno la lotta era contro gli uomini spietati che Sauron aveva soggiogato nel Khand e nel Rhovanion, di notte proseguiva contro orchi, troll e altre creature immonde e assetate di sangue. A nulla valse l’invio da parte di Gil Galad di un forte esercito comandato da Elrond il Mezz’Elfo, al quale Celebrimbor riuscì a unire le sue forze solo diverso tempo dopo. Celebrimbor, ormai disperato, inviò un’ambasceria ai nani di Khazad Dum, ma questi si rifiutarono di accogliere entro le loro fortificazioni i Noldor in fuga. E’ possibile che quando Durin III oppose il suo rifiuto agli elfi, fosse sotto la parziale influenza dell’Anello, ma è anche vero che la situazione gli appariva disperata, e che la sua scelta fosse dettata da ragioni di prudenza.

La città elfica, comunque, resistette eroicamente ed in effetti non subì nemmeno dei danni eccessivi; difatti la furia di Sauron si abbatté principalmente contro la Mirdaithrond. Sulle scale della Casa degli orafi Celebrimbor ed i Fabbri Noldor, con le armi in pugno, affrontarono i nemici. Resistettero finché Sauron in persona non giunse a sfidarli con, ahimè, l’Unico Anello al dito. Per Celebrimbor non vi fu speranza. Fu battuto e condotto in ceppi. Sauron e il suo esercito misero a sacco le Aule dei Fabbri, rubandone ogni tesoro. Sauron recuperò così i Nove, e torturò Celebrimbor finché non rivelò dove fossero i Sette. Non seppe nulla riguardo ai Tre, ma intuì che dovevano essere stati affidati a potenti custodi, forse dei Signori deglielfi. Vedendo che ormai i Tre erano al di là della sua portata, Sauron fece mettere a morte Celebrimbor, e lasciò che il suo cadavere, pieno di frecce degli orchi, spenzolasse dai cancelli in rovina della Mirdaithrond per giorni e giorni. In seguito, si diede a devastare l’Eriador con la sua armata, ed il corpo di Celebrimbor issato su un alto palo e trafitto da frecce orchesche gli faceva da macabro stendardo ovunque andasse. L’armata di Sauron si avventò su ciò che rimaneva dell’esercito di Elrond, cui si erano aggiunti i pochi elfi fuggiti dall’Eregion. Sarebbero stati di certo sopraffatti se non fossero giunti, alle spalle delle forze di Sauron, i contingenti dei nani di Khazad Dum e degli elfi di Lorien capitanati da Amroth. Elrond la scampò per un soffio, ritirandosi a nord; fu in quell’occasione che fondò il rifugio-fortilizio di Imladris/Rivendell. La vendetta di Sauron allora si abbatté sui nani, che vennero respinti fin dentro Khazad Dum. Qui però Sauron non riuscì ad entrare, e giurò odio eterno ai nani, dando ordine ai suoi orchi di combatterli ovunque li trovassero. Restava Lindon, da attaccare. Qui Sauron stimava (v.s.) di avere una grande probabilità di mettere le mani sugli anelli elfici. Fu costretto tuttavia a frazionare le proprie forze per contenere l’eventuale assalto che Elrond avrebbe potuto portare sulla sua retroguardia. In seguito, gli Elfi di Lindon, aiutati da un’armata di Dunedain giunta dall'ovest, ricacciarono indietro Sauron, sebbene a costo d gravissime devastazioni. La flotta inviata in aiuto da Numenorë giunse infatti con grave ritardo, e la battaglia finale si svolse nella zona di Tharbad, dove erano stati inviati ulteriori rinforzi per l’Oscuro Sire. Questi fu comunque costretto a ritirarsi, ma venne preso alle spalle dalle forze dell’ammiraglio Ciryatur, che aveva inviato una seconda flotta più a sud, presumibilmente sbarcata a Vinyalondë/Lond Daer, ed annientato nella battaglia del fiume Gwathlo (“Inondagrigio”). Tanto fu il danno e la sconfitta della sua armata nera, che ben pochi riuscirono a tornare a Mordor. Sauron stesso, attaccato di nuovo ad est della terra di Calenardhon, si salvò a stento “con appena una guardia del corpo[27]”, fuggendo verso la Dagorlad (“Pian della Battaglia”) e giungendo infine “depresso ed umiliato[28]” a Mordor. Vi lascio immaginare, se Sauron aveva abbattuto Celebrimbor da solo, di che entità doveva essere l’esercito dei Dunedain e degli elfi di Lindon per farlo tornare, solo, pesto e triste a Barad Dur!

Fu così che ebbe fine un altro meraviglioso regno degli elfi. Il luogo dove tutto ebbe inizio. Ancora una volta, l’orgoglio e l’illusione di poter copiare e migliorare la natura avevano portato i Noldor (e con loro il mondo intero) sulla soglia della distruzione.

Dopo la distruzione di Ost-in-Edhil molte storie vennero narrate: quella dell’Anello dei nani, e di come la loro avidità crebbe grazie ad esso, spingendoli a scavare troppo a fondo sotto il Caradhras, destando un orrore dimenticato. Oppure di come Lond Ernil divenne Dol Amroth, sempre per colpa del flagello di Durin, che fece fuggire Nimrodel da Lorien. O come dopo la grande battaglia, fosse adunato il Bianco Consiglio, e due dei Tre Anelli elfici venissero dati a Elrond. Potremmo parlare della nascita del Regno di Rivendell/Gran Burrone, fondato dagli esuli di Ost-in-Edhil, o di come, sempre per colpa degli Anelli (stavolta i Nove), cinque secoli dopo la sconfitta di Sauron fecero la loro comparsa nove sinistri spettri a cavallo, o, ancora, di come per l’ennesima volta le malizie di Sauron trovarono orecchie disponibili, convincendo i Dunedain che Valinor in fondo non era certo imprendibile, e causando così l’affondamento di Numenorë. Potremmo, ma si tratta di un’altra storia e “la si dovrà raccontare un’altra volta[29].

 


 

9 – La situazione di Ost-in-Edhil nella Terza Era

 

Spunti per ambientare avventure

l passaggio della Compagnia dell’Anello, nel gennaio del 3019 della T.E., leggiamo dei tempi di Ost-in-Edhil che

 

gli alberi e l’erba non li rammentano. Solo odo le pietre rimpiangerli [gli elfi, n.d.a.]: “in noi profondo scavarono, con arte ci lavorarono, in alto ci elevarono: ma più non sono qui”. Non sono più qui. Da molto tempo ormai fuggirono ai Rifugi Oscuri[30].

 

In qualunque momento della Terza Era si esplori Ost In Edhil, la meravigliosa fortezza sarà stata abbandonata da almeno 1500 anni, se non molti di più. Poca cosa, per un’opera dei Noldor. Ma è anche vero che la locazione esatta della fortezza degli Eldar divenne sempre più incerta col passare dei secoli, mano a mano che Eldar e Dunedain abbandonarono quelle contrade.

Una buona avventura potrebbe essere già trovare la città e visitarla. Un simile pellegrinaggio potrebbe costituire un’impresa di per se, anche senza bottino. Essenziale, vista l’enorme scala temporale del SdA, decidere con esattezza in che periodo si vuole ambientare l’avventura. Ad esempio l’intero Eriador sarà molto meno pericoloso durante i primi 1000 anni della TE, durante i quali gli elfi si dedicheranno al risanamento delle ferite inflitte da Sauron potendo usare liberamente i propri poteri e gli Anelli Elfici. Il 1015 della TE vede la ricomparsa di Sauron prima ad Utumno e in seguito da qualche parte sul Mare di Rhûn. Subito dopo, e per diversi secoli, la sua dimora principale sarà nella roccaforte di Dol Guldur. Nel periodo 1000-2800 TE sarà sempre più pericoloso girare per le terre ad est dei monti brumosi, mentre l’Hollin, chiuso tra Gran Burrone a Nord, ed un’Isengard ancora fedele a Sud, sarà un posto relativamente poco ostile, ma solo fino al 1400. Al sorgere della potenza di Angmar anche l’Eriador diventerà un posto pericoloso, almeno fino al 1977, con la sconfitta del Re Stregone. La pausa sarà piuttosto corta, perché già nel 2000 gli Spettri dell’Anello si prenderanno Minas Ithil, e da allora in poi il braccio dell’Oscuro Sire sarà sempre più lungo e le sue spie sempre più numerose.

Negli spunti che troverete di seguito, potrete notare come non vi siano avventure ambientate ad Ost in Edhil durante l’epoca del suo splendore. Ritengo improbabile che un gruppo non di soli elfi potesse girare liberamente all’interno della fortezza; si tratta dunque di un’ambientazione poco versatile per usarla per scenari di un qualsiasi tipo. Nel modulo della I.C.E. /Stratelibri troverete diversi spunti interessanti sulle cospirazioni e gli intrighi di potere all’interno della città e della Mirdaithrond, che sono forse gli unici temi d’avventura possibili nella città elfica.

Sempre sul modulo della ICE potrete trovare anche un sistema per decidere se, dopo “n” anni, le varie trappole descritte ancora funzionano. Qui di seguito vi propongo degli spunti personali per giocare l’Eregion coi vostri PG. Ergo se non siete dei G.M., SMETTETE DI LEGGERE, ORA!

 

Avventure guerresche.

La scorta agli anelli:

1693 S.E.

La situazione: Celebrimbor ormai teme per il peggio. Deciso comunque a non lasciare che gli anelli elfici cadano in mano al nemico, consegna a Galadriel Nenya. Dietro consiglio della dama elfica, invia i rimanenti due anelli a nord, da Gil Galad. Ma ecco che interviene la mano del master a forzare un po’ la cronologia degli eventi. E se qualcosa fosse andato storto? Oramai Sauron è già al corrente del tradimento, e Celebrimbor ha atteso troppo a lungo. La colossale armata dell’Oscuro Sire già bussa alle porte dell’Eriador. E se avesse avuto sentore (tramite qualche spia) dell’invio degli anelli a Nord? Il gruppo potrebbe essere costituito in tutto o in parte da elfi (sindar o noldor) e partire alla volta di Lindon. Alternativamente, per non destare troppi sospetti, Celebrimbor potrebbe aver contattato un gruppo di umani di fiducia (quindi esclusivamente dunedain) per portare il prezioso tesoro da Gil Galad, assegnando loro un elfo noldo come guida/sorvegliante. Il gruppo dei pg, che sia composto in tutto o in parte da elfi, potrebbe custodire uno solo dei due anelli, per evitare in caso di cattura di far prendere al nemico due piccioni con una fava, oppure potrebbe essere solo uno specchietto per le allodole, recando con se solo uno scrigno vuoto. Potrebbero non essere al corrente di essere solo esche, ed avere un’amara sorpresa, oppure potrebbero saperlo fin dall’inizio, e dovrebbero in questo caso cercare di fare l’impossibile per attrarre su di se lo sguardo di Sauron distraendolo così dal vero gruppo di scorta.

Ostacoli: non si contano. Oltre alle asperità del terreno (non possono certo passare per la strada maestra, a meno di non voler attirare l’attenzione…), lupi bianchi, warg e crebain li seguirebbero ovunque, segnalando il loro passaggio ad orchi e troll.

Aiuti: niente aiuti. L’equipaggiamento elfico, se non si tratta del gruppo-esca, sarà assolutamente proibito. Lo stesso vale per l’anello/i (chiusi in una scatola d’acciaio dal lucchetto incantato da rune di potere scritte da Celebrimbor in persona). Unica consolazione, i Nazgul ancora non esistono…

 

L’armata nera.

1691-1697 SE.

La situazione: Sauron sta marciando con la sua marea di truppe verso la fortezza degli eldar. Una delle avventure possibili, specie se avete un gruppo di soli umani, potrebbe essere semplicemente sopravvivere al passaggio dell’armata nemica.

Ostacoli: se il villaggio dei PG è sul percorso, la prima cosa sarà avvistare da lontano l’esercito, magari quando è quasi troppo tardi data la velocità di avanzamento, e scappare alle sentinelle di avanguardia (mute di lupi e cavalcalupi in gruppi di 10-15) per raggiungere il villaggio in tempo per organizzare un’evacuazione di massa (resistere sarebbe ridicolo). Se invece il villaggio è fuori dal percorso sarà comunque pericoloso restarvi, dato che bande di saccheggiatori, più spesso composte da uomini dell’est (20-60 individui) si staccano dal corpo dell’esercito per depredare e distruggere. Di notte li possono sostituire gruppi di 5-10 vagabondi delle colline, squadracce di orchetti (6-20 elementi) o mute di wargs (10-20 elementi). Come organizzarsi per resistere ad un assedio? Come evitare che giungano corrieri all’armata nera per avvisare che esiste un villaggetto che osa opporre resistenza? E con profughi di guerra al seguito, come resistere nelle terre selvagge, su montagne e colline, magari d’inverno, mentre ovunque sciamano le armate di Sauron? Dove cercare rifugio?

Aiuti: ben pochi. Se non prevedete un eroico intervento della “cavalleria” i pg se la dovranno cavare con le loro mani, mettendo a dura prova la loro conoscenza del territorio e la loro abilità tattica e di “comandanti”, cercando di anticipare le mosse nemiche.

 

Un’altra avventura possibile in quel periodo e che richiede sempre una gran voglia di menare le mani (ma anche una certa forzatura iniziale da parte del master) può vedere i PG, magari gli stessi della precedente avventura, catturati. Le armate di Sauron fanno anche dei prigionieri, che sono ottimi schiavi. Come fuggire? E se ci fossero degli altri prigionieri? Magari un gruppo misto di elfi e uomini liberi.

Se il gruppo viene catturato nel 1700 possono essere lì durante la disfatta di Sauron, mentre le sue schiere si assottigliano sotto gli attacchi dei Dunedain. Potrebbero anche finire in una zona della mischia in cui Sauron stesso è visibile, mentre schianta i nemici a dozzine con la sua mazza flangiata, aprendosi la strada verso Mordor.

 

1400-1800 T.E.

Il periodo di tempo indicato è quello dell’invasione angmariana delle terre del nord. E’ anche il periodo del crollo dei regni Arthedain, Cardolan e Rhudaur. Questo sfondo è ricco di spunti e può aiutarvi a creare una terra di mezzo più “sanguinosa”, con i cattivi bene in vista (i classici “orchi del nord”), che non sia già deserta e spopolata come nella tarda terza era.

 

La pestilenza.

Le malattie magiche inviate dal Re Stregone di angmar hanno colpito qualcuno di molto vicino ai PG. Può essere un parente, oppure un/una nobile, o ancora una semplice persona a loro cara. Ad esempio una dama Dunedain potrebbe essersi improvvisamente e misteriosamente ammalata. Qualche segno in effetti era stato notato: i lupi che si moltiplicavano alla frontiera, orchi sempre più audaci, qualche stagno le cui acque erano diventate di uno strano colore malsano, voci nel vento che parlavano di una paura senza nome. I saggi della corte hanno tentato in ogni modo di venirne a capo, ma senza esito. Il "conte", o chi per lui, convoca i suoi paladini perché partano per una queste alla ricerca di una medicina, ovunque essa si trovi. I PG potrebbero essere tra questi paladini, ma potrebbero essere anche di più umili origini, e scoprire, alla faccia dei nobiloni, dell’esistenza della perduta fortezza degli elfi, nei cui giardini si dice crescessero tutte le erbe magiche più potenti. Tenendo questa informazione per se, potrebbero imbarcarsi in un viaggio pericoloso in cerca di Ost-in-Edhil, seguendo labili tracce. Forse degli accenni su qualche vecchia pergamena, forse dei sogni premonitori, forse l’istinto per l’avventura.

La stessa avventura potrebbe partire da Moria, con uno dei dignitari dei Khazad che cade malato (cosa estremamente rara, data la loro tempra d’acciaio). La spedizione parte così dal cancello dell’agrifogliere, ripercorrendo le tappe della storia, fino a giungere nella città abbandonata.

Giunti ad Ost In Edhil i pg potrebbero dover fronteggiare vari tipi di minacce. Niente di spirituale, come spettri e fantasmi, poiché nei luoghi dove hanno dimorato gli Eldar queste creature non trovano asilo, ma magari un gruppo di briganti. Se considerate un abbandono di 1500-4500 anni, è verosimile che, per periodi anche lunghi, qualcuno abbia stabilito una sorta di “base” nelle rovine della città. Potrebbe trattarsi di un semplice gruppo di tagliagole, anche se ben organizzato e numeroso (fino a 100 persone), oppure qualche altra creatura di fantasia che vi viene in mente. Non è nemmeno obbligatorio che siano dei “cattivi”. Potrebbero essere una sorta di “allegri compari” della foresta di “Sherwood”, che si oppone alla tirannide di qualche signorotto feudale del Cardolan.

 

Nota al testo: tutti i nomi, anche in nota, indicati con un asterisco (*) non compaiono nelle opere di Tolkien, ma solo nelle elaborazioni successive della I.C.E., casa produttrice dei moduli per il Gioco di Ruolo del Signore degli Anelli. Allo stesso modo alcune delle descrizioni di eventi storici, così come l’urbanistica della città, sono frutto della geniale immaginazione degli stessi scrittori.

 


 

Alcune abbreviazioni

Silm: Silmarillion

R.I.: Racconti Incompiuti

SdA: Il Signore degli Anelli

CdA: La compagnia dell’Anello

2T: Le due Torri

RdR: Il Ritorno del Re

Hob: Lo Hobbit

S. : nome in lingua Sindarin

Q. : nome in lingua Quenya (o “Alto Elfico”).

 


 

Nomi

 

Alqualondë: “Porto dei Cigni”. Città e porto principale degli elfi Teleri (“ultimi arrivati”, la terza e maggiore delle schiere degli elfi che partirono dal lago di Cuiviénen, guidata da Elwë Thingol e Olwë). La città era situata sulle coste di Aman (“Beata, Libera dal Male”, terra ad occidente dimora dei Valar e delle Valier).

Aragorn II: Numenoreano, o Dunadan, discendente in linea diretta di Elendil l’Alto e re in esilio dei regni di Arnor e Gondor. Come ramingo del nord il suo nome è Grampasso (Strider). Adottato da Elrond il mezz’elfo alla morte del padre, conosce e si innamora di Arwen, figlia di Elrond. E’ noto anche, presso gli elfi, come Elessar, o Gemma Elfica. La stessa Arwen farà dono ad Aragorn della magica pietra creata da Celebrimbor per Galadriel più di 4500 anni prima.

Arwen Undomiel: La stella del vespro, meravigliosa mezz’elfa nella quale sembrava rivivere il ricordo di Luthien la Bella. Come il padre, anche a lei fu data la scelta tra una vita immortale ed una mortale.

Balrog: demoni di potere di Morgoth, maia (spiriti minori rispetto ai Valar, ma pur sempre potentissimi). Noti anche come Valaraukar (sing. Valarauko), in Quenya.

Calenardhon: “La provincia verde”, vecchio nome di Rohan quando era ancora una provincia settentrionale di Gondor.

Cuiviénen: “Acqua del risveglio”. Il lago della Terra di Mezzo dove si destarono i primi elfi e dove furono trovati da Oromë.

Eldar: “Popolo delle stelle”. Altro nome collettivo degli elfi. Erano divisi in stirpi: Vanyar, Noldor, Teleri, Sindar, Silvani, Nandor. I primi due compirono il viaggio di migrazione dal lago di Cuivienen e giunsero a valinor. I Teleri giunsero solo in parte nelle Terre Imperiture, mentre la migrazione di Sindar e Silvani si arrestò in vari punti, dove furono fondati regni elfici (come il Doriath) o comunità rifugio, come tra gli Elfi Verdi dell’Ossiriand (S. “Terra dei sette fiumi”, ovvero il fiume Gelion ed i suoi affluenti, nel Beleriand).

 

Enerdhil: massimo orefice noldo dopo la morte di Feanor. Visse a Gondolin ma le notizie su questo personaggio sono poche e frammentarie, reperibili su un manoscritto a matita di quattro pagine con alcune correzioni a penna.

 

Eöl: l’elfo scuro. Un elda che amava l’oscurità delle profonde foreste del Nan Elmoth (la foresta nel Beleriand, ad est del fiume Celon, dove molto tempo prima, Thingol si era smarrito ed era stato incantato da Melian la maia). Eöl prese in moglie Aredhel, sorella di re Turgon di Gondolin. Fu amico dei nani, e sommamente noto per aver costruito le lame più potenti della storia, ma anche le più malevole e malfide. Si diceva che “nessun ferro tratto dal suolo” potesse resistere al morso di Anglachel (o Gurthang) ed Anguiriel, che erano fatte di ferro stellare (galvorn). Suo figlio Maeglin (“sguardo tagliente”) sarà tra gli artefici della caduta di Gondolin.

Fingolfin e Fingon: due dei maggiori re dei noldor in tutta la storia della Terra di Mezzo. Fingolfin sfidò lo stesso Morgoth a duello, cavalcando da solo per la Anfauglith e suonando il suo corno da guerra davanti alle porte di Angband e schernendo l’Oscuro Nemico. Lo ferì per ben sette volte, amputandogli perfino un piede prima di cadere sotto i colpi del terribile martello Grond. La sua spada era Ringil (“Stella di ghiaccio”) ed emanava gelidi vapori, mentre il nome Grond riemergerà in seguito, alla fine della Terza Era, venendo usato per l’ariete da guerra dell’esercito di Mordor, che lo userà per far breccia nelle porte di Minas Tirith.

Idril Celebrindal: figlia di re Tirgon di Gondolin. Sposa di Tuor e madre di Earendil.

Khazad Dum: in lingua khuzdul “Dimora dei Nani”, nota anche come Hadhodrond in sindarin e Dwarrowdelf in ovestron. Roccaforte dei nani fondata agli albori della prima era, dimora del popolo di Durin I il Senzamorte, la più nobile delle stirpi naniche. Sovrastava la sacra pianura di Azanulbizar. I 14 livelli di Moria si estendono, tra città e miniere, principalmente sotto la vetta dell’Argentacuspide (“Celebdil”), del Cornorosso (“Carad(h)ras”) e del Vettanubi (“Fanuid(h)ol”). Da notare l’uso di Tolkien per l’ovestron del plurale di dwarf (nano, in inglese): l’arcaico dwarrow, invece di dwarfs o dwarves.

Mordor: “Terra Oscura”, regione situata ad est di Gondor, chiusa tra gli Ephel Duath (“Cinta d’Ombra”) ad ovest e gli Ered Lithui (“Monti Cenere”) a nord. Sauron, al suo ritorno in forma terrena nella Seconda Era, la elesse come sua dimora, corrompendola e rendendola una terra maledetta ed avvelenata.

Orrerë*: elfo noldo, figlio di Carnil * il vinaio. Sia lui che Finculin* sono invenzioni della ICE. Secondo la ICE fu proprio Finculin, un “giovane” noldo fabbro tra quelli che si fecero più facilmente sedurre dalle lusinghe di Annatar, bramoso di potere e sapienza. Fa tra coloro che fomentarono la rivolta e istigarono Celebrimbor a prendere il comando della città.. L’amicizia sincera tra lui ed Orrerë, che invece era di temperamento più pacato ed introverso, fu gradualmente rovinata ed inaridita dalle malignità di Sauron, per il quale Orrerë stesso provava una profonda antipatia ed un disprezzo per nulla celati.

Orthanc: “Altura Biforcata”, grande torre dei dunedain all’interno del cerchio di Isengard, in seguito dimora di Saruman il Bianco, che le darà il nome di Nan Curunir. In sindarin è Angrenost, Fortezza dell’Angren. A sua volta Sir Angren è il nome sindarin del fiume Isen. Ironicamente, il nome orthanc si può tradurre anche in old english (o anglosassone, in voga molto approssimativamente tra il 650 e il 1066 d.C.) come “Monte Zanna”!

Sauron: l’Oscuro Sire ha assunto molti nomi e molte identità nel corso della storia. Se il nome che doveva avere a Valinor come maia (forse al servizio di Aulë) sembra essere Aulendil (servo di Aulë), i suoi nomi di battaglia si traducono tutti come “l’aborrito”. La  -th- di Thauron si legge come l’inglese thank (grazie), ma in sindarin si può leggere anche come –s- sibilante. Come avviene per la città di Tharbad, che si chiamava anche Sarbad. Il nome di Sauron, in sindarin, era Gorthaur, o Gorsaur, appunto.

Yavanna: una delle Valier (femminile di Valar) più potenti. Signora dei doni della terra.

 

Special Thanks

Geko da Webmasta, che mi ha seguito nella travagliata stesura del saggio come un relatore di tesi di primissima categoria!

 


 

NOTE

 

[1] Angband, o “Angamandi”, in sindarin “Inferno di ferro” o “Prigione di ferro”. Delle due roccaforti di Morgoth, quella posta nel nordovest.

[2] Utumno, stava nel nord della Terra di Mezzo e fu la prima roccaforte di Morgoth. Fu distrutta dai Valar, ma tra le sue rovine riapparve nel 1000 TE lo spirito di Sauron per ricostruirsi un corpo e organizzare il suo rientro a Dol Guldur.

[3] Picchi che si ergevano sopra Angband, eretti da Morgoth. Il nome significava “Monti di Tirannia”.

[4] Anticamente nota come Ard Galen (Terra Verde), fu incenerita dall’improvviso attacco scaturito da Angband durante la Dagor Bragollach, o “Battaglia della Fiamma Improvvisa”. Il nome significa, apparentemente, “Polvere Soffocante”.

[5] S. “Terra dell’Agrifolglio”.

[6] Le prime gemme opera di Faenor, completati prima della distruzione dei due Alberi ad opera di Ungweliante e Melkor, e ricolme della sacra luce di Valinor. A causa loro nacque il dissenso tra gli eldar

ed i valar, e Mandos pronunciò la sua maledizione.

[7] Le ultime due furono tra le grandi fortezze degli elfi nella prima era. Nargothrond (S: La grande fortezza sotterranea del fiume Narog”), fondata da Finrod Felagund, viene ricordata per il triste sacco di cui fu vittima ad opera del drago Glaurung (o “Glorund”). Menegroth (S. Le mille caverne) era invece il palazzo nascosto di Elwe Thingol e Melian la Maia nel Doriath.

[8] Antico nome della Terra di Mezzo nordoccidentale prima della fine della guerra d’Ira, ora noto come la “Desolazione Nordica*”.

[9] La più bella città mai costruita dagli elfi nella Terra di Mezzo. Nascosta tra i monti, vi regnò Turgon e vi nacque Earendil. Cadde durante un feroce assedio di Balrog, Draghi ed orchi. Vedi anche nel Silm il tradimento di Maeglin e la cattura di Hurin il possente.

[10] S. “Le fonti del Sirion”, dove sorgeva la grande fortezza di Fingolfin e Fingon (Barad Eithel). Il Sirion era il fiume più lungo del Beleriand (ben più dell’Anduin) e lo divideva in Beleriand Occidentale ed Orientale.

[11] S “Terra della Cintura”. Regno di Thingol e Melian.

[12] Le Terre Imperiture, proibite ai mortali, dimora di Valar ed Eldar.

[13] Q: “Passo di Luce”. Gola nei monti delle Pelòri (Q. Cinta di Alture Difensive”), montagne erette dai Valar a difesa di Aman/Valinor.

[14] Gli abitanti delle due rocche naniche andarono a formare una consistente fetta della popolazione di Khazad Dum, salvo quelli, antenati del Thorin amico di Bilbo, che rimasero nei monti azzurri, sebbene più a sud. Belegost era il Sindarin per “Gran Rocca”, che in khuzdul suonava “Gabilgatol”. Nogrod voleva invece dire Dimora Cava, o Tumunzahar, nell’idioma dei nani..

[15] Mitica collana forgiata dai nani per potervi incastonare il Silmaril. Entrambi i gioielli rappresentavano l’apice delle potenzialità delle due razze, e si dice che quando la Nauglamir era al collo di Luthién, la sua bellezza fosse così accecante che l’occhio umano non la poteva sostenere.

[16] Alle pagg. 338-343, edizione Rusconi.

[17] R.I., pag. 339.

[18] R.I., pag. 341.

[19] Si ricordi che molte delle fortezze usate da Sauron furono da questi “solo” ampliate e rese luoghi lugubri di disperazione e morte. Carn Dum e Dol Guldur, ad esempio, erano in principio roccaforti dei nani. Durthang era un castello costruito dai Dunedain per sorvegliare Mordor ecc…Solo Barad Dur fu parto della mente di Sauron dalla prima all’ultima pietra, e nessuna fortezza esistita dopo Angband le si poteva comparare.

[20] Aranruth (S. “Collera del Re”) fu, dopo la caduta del Doriath e fino allo sprofondamento di Numenorë, la spada tramandata ai re dell’Ovesturia. Questi brandivano armi personali e forgiate apposta per ognuno di loro (e con le quali venivano poi sepolti) ma la spada di re Thingol lì accompagnò comunque per quasi 3500 anni di storia.

[21] Trattasi di omonimia. Non è l’Aegnor, figlio di Finarfin, e dunque fratello di Galadriel, che visse nella Prima Era!

[22] In inglese è wizard, e non sorcerer, mage o magician.

[23] R.I., pag. 515.

[24] R.I., ibidem.

[25] R.I., pag. 324.

[26] A questo punto esistono due versioni. In una, l’Anello Rosso resta con Gil Galad fino alla partenza per la Guerra dell’Ultima Alleanza, nell’altra, viene consegnato subito a Cirdan.

[27] R.I., pag. 326.

[28] R.I., ibidem.

[29] Michael Ende, La Storia Infinita.

[30] Legolas Verdefoglia. SdA, Rusconi, pag. 357, “L’Anello va a sud”.

 

"Girsa crew" non è stato creato per fini di lucro.

Non è nostra intenzione infrangere alcuna legge sul "copyright" e per tanto è vietato riprodurre

il materiale e/o il contenuto presente su queste pagine per scopi commerciali

Tutti i nomi, i marchi e i logo appartengono ai legittimi proprietari.